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:: F R E E R I D I N G ::



Eccomi qui, di ritorno da un bellissimo viaggio, seppur in parte segnato dalla solita sfiga, in Turchia.
Come premesso, la mia sfiga è talmente affezionata che da sempre ha deciso di seguirmi anche in vacanza. Solitamente appare sotto forma di eritema solare, quello strano fenomeno per cui la tua pelle, sensibile al sole come nemmeno Dracula il Vampiro, si ricopre di uno strato pruriginoso fatto di piccole grandi bolle che ti fanno sentire l’acqua del mare come acido e il minimo raggio di sole come una lingua di fuoco e che ti costringe ad indossare una maglietta, rigorosamente sotto l’ombra di ombrellone. Quest’anno ho pensato di aggirare l’ostacolo concedendomi una breve vacanza culturale in quel di Istanbul, alla faccia delle spiagge affollate, del caldo afoso e del mio eritema.
Siamo arrivati col nostro aereo tedesco Luftanza (che ci ha servito degli ottimi ravioli…e io che mi aspettavo kartoffen..ah, benedetta globalizzazione) verso le 11 di sera e dopo essere stati “rapiti” e/o rapinati dal tassista che non parlava una parola di inglese (e di questo credevo che ne fossi capace solo io) e che si è perso per le strade della città (baggiani noi che non abbiamo capito la grande finzione successivamente rivelataci da altri turisti italioti), siamo finalmente giunti al nostro grazioso hotel. Esausti prendiamo possesso della nostra camera che, contrariamente a quanto stabilito, non aveva l’aria condizionata ma a BIG WINDOW che ci avrebbe dato un minimo di sollievo in quelle torride notti turche. Accettiamo, visto che l’alternativa era la cella di un frate con vista sul muro di cemento dell’hotel e provvista di due letti rigorosamente separati.
Prendiamo la stanza al primo piano incuranti che la BIG WINDOW non solo permetteva l’entrata di un alito d’aria, ma anche di sciami di zanzare e del canto di miliardi di gabbiani e cornacchie.
Crollo addormentata, infastidita solo dalle zanzare prontamente allontanate con un bagno rinfrescante nell’AUTAN EXTREME. Il corazon no. Il corazon ha bisogno del religioso silenzio per addormentarsi e così, dopo averlo sedato col bromuro, non gli è restato che vegliarmi. Ma, siori e siore, è stato proprio grazie a quel simposio di cornacchie, zanzare e gabbiani che il valoroso corazon ha potuto sventare la rapina che ci avrebbe rimandato tutti a casa il giorno stesso. La BIG WINDOW infatti era talmente big che ha fatto pensare ad un simpatico turco “toh, ma guarda che big quella finestra, quasi quasi entro e mi vado ad accertare che gli ospiti dormano bene”. E così, nel bel mezzo della notte, ci siamo ritrovati un ospite in casa. Il mio prode corazon, infastidito dai rumori, apre gli occhi, lo vede, gli intima un “Chi sei? Cosa vuoi? Dove vai? Un fiorino!” e, alla risposta maleducata dell’ospite “Un fiorino???? Ammazza quanto sei caro!!!”, gli salta addosso come un gatto. La breve colluttazione non ha causato spargimenti di sangue ma solo il furto del mio telefonino. Il ladro, sopraffatto dalla forza brutale dei miei 30 kg di uomo italiota e dal disordine che regnava su quell’unico tavolo su cui giacevano tutti i nostri averi, non ha avuto il tempo, e forse neanche la voglia (tipo mia madre) di mettere mano in quella bolgia di vestiti sporchi, mutande, buste, pacchetti di sigarette, autan vari…e meno male, visto che sotto quella montagna erano sepolti i nostri documenti, soldi, macchina fotografica e telecamera.
Dopo un paio di giorni (nostri) e dopo un paio d’anni (per i turchi), esplode a LITTLE BOMB a 100 mt dal nostro hotel, ribattezzato a quel punto “Shining Hotel” ma, come ci ha detto il portiere, “Don’t worry, a little bomb, only yhe noise”. A little bomb???? Only the noise???? 100 mt dall’hotel????? Ommioddiooooooooo. Rassicurati dal portiere (in fondo cosa vuoi che siano 6 feriti di cui due gravi e una bambina) e scongiurato il pericolo di diventare improvvisamente orfani (eravamo certi che in Italia la notizia non sarebbe mai arrivata anche se, per la cronaca, il Corriere della Sera e Televideo l’hanno diffusa) meditiamo la fuga che poi, e meno male, non avverrà mai. L’indomani però, il solito portiere per il quale noi eravamo gli unici e insostituibili VERY UNLUCK, ci regala due graziose spille portafortuna (in Turchia ovunque è esposto un enorme occhio azzurro che, dicono, allontani la sfortuna. Ce n’era uno gigante che pendeva dal soffitto dell’aeroporto e ci siamo chiesti se anche all’aeroporto di Napoli abbiano adottato la stessa tecnica, mettendo in mostra un enorme corno rosso) da indossare sempre. Ci siamo rigorosamente attenuti alle indicazioni ed effettivamente altre tragedie degne di nota non sono accadute….tralasciando la “Vendetta del Sultano” che dall’ultimo giorno di vacanza ad oggi mi costringe al bagno (secondo voi, in una città in cui si mangia solo kebab e in cui sono del tutto assenti cani randagi, sostituti da miliardi di gatti, quello stesso kebab di cosa può esser fatto?????...questo è il dilemma che ancora oggi ci toglie il sonno) e dalla cara ghiandola salivare che, riconosciuta l’aria di casa, si è gonfiata nuovamente come una palla. Oh, ma belli gli ospedali di questi tempi…semi vuoti, niente file, medici disponibili…grazie ghiandola!
E così, tra un antibiotico, una fialetta di Enterorgermina, e una (si fa per dire…) visita alla toilette, ripenso a quei giorni torridi di fine luglio e mi dico “ma non sarebbe stato meglio rimanere a lavorare????”.
 
 
GIAMMAI!!!!!!!!!!!!!!!!!


.......IO, freeriding ho partorito oggi venerdì, 25 agosto 2006

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:: F R E E R I D I N G ::



CCHIUSO PER FERIE



.......IO, freeriding ho partorito oggi venerdì, 11 agosto 2006

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:: F R E E R I D I N G ::



Oggi, e chissà perché, mi sento particolarmente ispirata per parlarvi di uno dei più grandi mali che affligge la popolazione femminile mondiale: le mestruazioni.
Ho deciso di usare il termine scientifico perché è ora di dire basta a quei nomignoli del cavolo che qualcuno ha coniato per riferirsi al periodo nero (o rosso, a seconda dei punti di vista) come “ciclo” (“ho il ciclo”, frase utilizzata per confondere l’interlocutore uomo che, dopo averla ascoltata, crede che sia l’abbreviazione di ciclomotore, e si sente autorizzato a parlare di valentino rossi), “cose” (“ho le mie cose”, dice la donna più pudica, velandosi, di fronte al suo uomo, di un fitto mistero), “conte” (“mi è venuto a trovare il conte”. Chi? Dracula????).
L’arrivo delle mestruazioni segna inesorabilmente la fine dell’infanzia per introdurti, ancora infante però, nel fantastico mondo delle donne. La mamma di una bambina, che è in attesa del famoso arrivo dal momento stesso in cui gli è stato comunicato che avrebbe partorito l’ennesima sfigata che genererà tra i dolori per espiare peccati altrui (e chissà perché Dio omise i dolori mestruali…ci ha fatto uno scherzetto, ma che simpaticone!!!), avverte la figlia con un certo anticipo dell’imminente evento e la rassicura sul futuro “non crescerai mai più”, “inizierai a ricoprirti di peli”, “non potrai fare il bagno”, “dovrai indossare un assorbente”. A me all’epoca importava poco del bagno e dei peli. Solo una cosa mi terrorizzava, quel “non crescerai mai più” che già aveva iniziato a dare qualche avvisaglia. E così, la vista del primo pelo, interpretata come “il segno”, mi gettò nel più completo sconforto. Qualche mese dopo arrivarono le mie prime e tristemente attese mestruazioni. Chiamai la mamma in lacrime che, raggiante, mi portò tutto l’occorrente per affrontarle: un asciugamano da bidet, il gommone della Capitaneria di Porto metaforicamente chiamato “assorbente notte extralungo”, ovatta e, in questo preciso ordine, vennero sistemati sulle mutandine ad hoc che all’epoca venivano utilizzate per l’occasione, le mutandine di carta. Quello fu il mio primo shock, seguito l’indomani da quello ben più imbarazzante, l’incontro coi familiari. La mattina seguente io e il mio fagotto ce ne andiamo a scuola ma, varcata la soglia di casa, mi trovo il “comitato di benvenuto mestruazioni” costituito da mia nonna, mia zia, mio padre,  mia madre, le mie ignare cuginette che, con ricchi premi e cotillon, si complimentava con me. Mia nonna però, in privato, aggiunse che da quel giorno non avrei più potuto giocare coi maschietti. Ignorava che col quel fagotto, io non avrei più potuto giocare in assoluto.
Col tempo si impara a convivere con la disgrazia divina. Sono cambiati gli assorbenti che non sono più simili ad imbarcazioni ma sempre meno ingombranti. Tra poco nemmeno ne avremo più bisogno. E poi ce ne sono un’infinità. Le case produttrici ce ne offrono di tutti i tipi e colori. “Extra lungo notte ali”, “Lungo”, “ali”, “perla”, “idea”, “ultra”. Ce n’è uno per ogni singolo giorno, contraddistinti da colori diversi e dai nomi esotici come “petalo blu”, “seta” o più scientifici come “interno” o “anatomico”. Mi rimane ancora difficile interpretare il tipo “ali vive” ma visto il nome, nel dubbio, preferisco continuare ad ignorare. Per non parlare delle pubblicità, così accattivanti, che quasi ti fanno ringraziare il cielo per cotanto regalo. Donne felici che si lanciano da aerei in volo con il loro paracadute (se non si apre, c’abbiamo le ali vive e al massimo atterriamo sul fagotto), che nuotano, che ballano, che vivono la loro quotidianità come se nulla fosse. Sarà, ma io mi sento leggermente presa per i fondelli perché penso a me e non vedo quel sorriso e quella gran voglia di fare. Io mi vedo su un letto a contorcermi dai dolori addominali,  nutrirmi di camomille e antidolorifici, bianca come la morte e avvolta nell’intramontabile fagotto.
Le mestruazioni, come ben saprete, dovrebbero avere una certa regolarità temporale. Se non arrivano, o avete fatto il danno ed è in arrivo un bel bebè, o siete entrate nell’altro fantastico mondo, qyello dei problemi ormonali. Se gli ormoni impazziscono, oltre a non avere alcuna ricompensa dal punto di vista del desiderio, vi potrete trovare in due situazioni tipo:
  • Mestruazione perenne, detta anche “modello Aja”: è il caso della eccessiva produzione ovarica che oltre, a renderti feconda 28 gg su 30 (tanto da rischiare anche con uno sguardo), ti fa vivere incollata al tuo fagotto.
  • Mestruazione fantasma, detta anche “modello Casper”: in questo caso la donna non solo accumula una gran quantità di follicoli inesplosi per il futuro (e mi scusino i signori medici che, passando di qua, leggeranno tale spropositato uso di termini inesatti), ma anche una buona dose di stress psico fisico che solo  la sospirata mestruazione può placare.
Il sesso durante la fase mestruale è una scelta personale. Una cosa è certa, passata l’ovulazione, il rischio bebè dovrebbe essere ridotto al minimo, e durante, o a ridosso della mestruazione praticamente nullo. Dovrebbe. Ci sono alcune donne che, sfiga delle sfighe, sono fertili anche in quei giorni lì. Mia madre sta ancora cercando il Dott. Ogino Knaus per fargli pagare i miei alimenti.
Per tutte queste ragioni, la maggior parte delle donne hanno sperato, almeno una volta nella vita, di trovarsi catapultate nella menopausa, se non fosse per qualche effetto collaterale di poco conto come le “vampate”, che ti fanno sentire ai tropici nonostante fuori ci siano temperature artiche, o il rischio di sgretolarti come un wafer a causa dell’osteoporosi.
L’uomo capisce tutte le problematiche legate alle mestruazioni e per questo ci rispetta e ci aiuta, e non importa se magari qualche volta se ne lamenta con gli amici (“sto periodo non se po’ fa niente, c’ha le cose sue”, “sto periodo gli gira, stanno pe’ arrivà le cose sue”). L’importante è che lui abbia piena percezione del problema.
Una volta dissi al corazon “beato te che non avrai mai le mestruazioni”.
Lui candidamente mi rispose “non dirlo a me, che devo fare tutti i giorni la barba”.


.......IO, freeriding ho partorito oggi domenica, 06 agosto 2006

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