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::::: LA MIA SURREALE VITA :::::

 

:: F R E E R I D I N G ::



Dovete sapere che la settimana scorsa sono stata ad un matrimonio. E come al solito, in occasione di un giorno importante (che fino ad ora sono stati la mia laurea, colloqui di lavoro e una riunione), scatta l’operazione panico “non ho nulla da indossare”. Stavolta ho deciso di essere previdente ed acquistare il fatidico vestito con un certo anticipo: due mesi. Nonostante le parole affettuose e piene di stima della commessa “aspetta che ti prendo una 40”, che io maligna, e non so perché, ho interpretato male, io e la mia 44 ce ne siamo tornate a casa felici e contente. A casa, la regina madre scopre un difetto. Il vestitino pende a destra (e il difetto è, ovviamente, la destra) e così torno al negozio a cambiarlo. Me lo cambiano solo dopo innumerevoli prove per dimostrare la veridicità del difetto e, ad affare concluso, me ne torno a casa felice e contenta. A casa, nel far vedere il trofeo, la regina madre si accorge del secondo difetto. Avevano dimenticato l’antitaccheggio. Torno al negozio sempre meno felice e contenta ma le commesse non oppongono resistenza e, mortificate dalla vergogna, me lo cambiano. Mi faccio giurare con sangue che non accadrà più nulla al mio vestitino e me ne torno a casa non proprio felicissima ma speranzosa.
Arriva il fatidico giorno. Io non avevo certo pensato di riprovare il vestito, mica ero la sposa. Ma un miracolo volle che io nel frattempo dimagrissi di qualche chilo che, sfiga, si era annidato proprio sull’oggetto dell’onore, le tette. E all’atto della prova, il vestito proprio non ne voleva sapere di tenersi sui miei due nuovi calzini. La regina madre, proverbiale fescion, mi suggerisce il nuovo e portentoso ritrovato figlio dell’Asia, “tette cinesi”.  Le tette cinesi sono due comode e morbide simil-tette che si tengono, grazie a chissà quale avanzata tecnologia, senza bisogno di sostegni tipo quegli orribili lacci in plastica. Io penso che le tette cinesi siano di silicone, ma proprio quello che viene utilizzato per incollare. Inutile commentare il caldo afoso di questi giorni. Ma è utile farlo quando quel caldo afoso provoca lo scollamento delle tette cinesi che senti scivolare come un lumacone gigante lungo la tua pancia. Tra le altre cose il matrimonio ha richiesto delle inverosimili maratone automobilistiche espressamente richieste della sposa e che ci hanno piacevolmente occupato l’intera giornata. Nell’ordine:
-sveglia alle ore 6.45 per appuntamento con la parrucchiera.
-arrivo dalla parrucchiera alle ore 7.15 e incontro con n. 5 clienti già in fila. Forse qualcuna ha preso possesso dei primi posti dalla sera precedente ma, rimasta a dormire in auto, ha perso ogni diritto di precedenza.
- ore 10, appuntamento con amica e partenza verso agriturismo.
-ore 13, arrivo e puntata rapida al ristorante lì vicino, ritrovo nostro e di tutti gli invitati forestieri.
-ore 14.30 partenza verso casa della sposa
-ore 16.0 arrivo a casa della sposa, taglio del nastro, e partenza verso chiesa.
-ore 17.30 arrivo in chiesa.
-ore 19.00 partenza verso castello per ricevimento, previa breve sosta all’agriturismo
-ore 20.00, finalmente, castello.
Tutto ciò, mentre fuori c’erano 40° e dentro l’abitacolo, 45. Saranno state le allucinazioni da caldo ma ad un certo punto mi è sembrato anche di scorgere lungo la strada una folla festante che ci incitava e offriva bicchieri d’acqua e panini.
Ma in macchina il dramma che stavo per vivere causa tetta cinese non aveva dato ancora alcun segno premonitore giunto, dopo poco, quando ci siamo incamminati verso la chiesa.
Eppure qualcosa avrei dovuto capire dalla scritta impressa sulla scatola "A new freedom"...e se il senso di libertà è quello alla cinese...
E così, mentre la sposa entrava in chiesa, io mi risistemavo le tette, tristemente arrivate quasi al pavimento. Io le avrei anche lasciate in terra, ma il timore che qualcuno le avrebbe potute vedere, causando il panico nella chiesa al grido “Aiuto!!!Ci sono due tette in terra!!!”, mi ha fatto scegliere la soluzione più estrema: uscire dalla chiesa con savoir faire, girarsi con le spalle al pubblico e inserire, con fare signorile, la mano nel decoltè. Cosa che ho dovuto fare per l’intera durata della cerimonia, protrattasi, stranamente, per circa un’ora e mezza.
All’uscita, esausta, mi sono fatta accompagnare dal corazon nell’agriturismo per cambiare il reggiseno, optando per un classico imbottito nero con le spalline bene in evidenza, e per far cucire il vestitino che mi faceva rischiare di rimanere nuda.
All’arrivo ci aspettava, come avevamo immaginato, un sontuoso banchetto. Ho visto cose che voi umani non potete capire. Ho visto mozzarelle di bufala dalle dimensioni umane. Trecce di latte lunghe un metro e larghe almeno 50 cm. Ovoline grandi come pagnotte di pane. Quintali di formaggi ricoperti di miele, prosciutti tagliati come bistecche, il Mar Tirreno fritto e sistemato in comodi cartocci. Si sa come va a finire ai matrimoni. In attesa delle foto, ci si riversa affamati sul buffet e poi non si tocca più cibo e, come mi ha insegnato la mia cara nonnina, buttare il cibo è peccato mortale. Per cui, dopo una breve consultazione, abbiamo deciso essere previdenti e di terminare presto gli assaggi per attendere, non ancora satolli, l’arrivo delle portate. Peccato che il sontuoso banchetto non era il preludio di un altro, ma IL banchetto. Le portate ci sono state, ma povere, poverissime!! 20 gr. di riso al radicchio, che io ho lasciato all’affamato corazon in previsione della grande abbuffata di paccheri all’astice. N. 3 paccheri, seguti da 30 gr. di pesce.
E’ vero che dopo c’è stato il sogno del diabetico, km e km di dolci ma noi, per spezzare la fame, ci siamo riempiti la pancia di ottimo vino per cui, all’arrivo di quelle prelibatezze, guardate con rimpianto e triste rassegnazione, eravamo sufficientemente pieni. E così, alle ore 3.00 ci siamo finalmente potuti ritirare nelle stanze del nostro agriturismo, tra gli sguardi di una foto di Padre Pio, e i brontolii dello stomaco vuoto.
Insomma, filo conduttore di questi episodi è, se non l’avrete notato, la mia previdenza seconda, in termini di sfiga, solo all’INPS!
Sono riuscita a trovare una foto!!!
Ecco a voi l'unico e insostituibile REGGISENO CINESE!!!!
 


.......IO, freeriding ho partorito oggi martedì, 25 luglio 2006

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:: F R E E R I D I N G ::



In memoria di Carlo Giuliani, assassinato dal potere.

"Those who make peaceful revolution impossible,
will make violent revolution inevitable."
John F. Kennedy



.......IO, freeriding ho partorito oggi venerdì, 21 luglio 2006

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:: F R E E R I D I N G ::



Questo post è dedicato a Sara, mia musa ispiratrice.
Qualche giorno fa parlavo con lei e della sua ferma volontà di fare un piercing che, per chi non lo sapesse, è quel bullone che viene inserito nelle più anomale parti del corpo ad opera di colui che, sicuramente, in precedenza faceva il tornitore specializzato. La grande crisi economica che ha colpito i paesi occidentali deve aver provocato un enorme flusso di disoccupati, alcuni dei quali hanno potuto utilizzare le loro capacità artigiane per impreziosire i corpi dei giovani fescion.
Questa volta non mi tiro fuori dalla massa, avendone anch’io due, uno su ciò che dovrebbe essere un ombelico (praticamente è l’unica parte senza ciccia in eccesso della mia panzotta), l’altro sull’ossicino (che ora, per ovvi motivi è svampato) interno dell’orecchio.
Perché ho fatto il piercing? Non lo so. Di quel giorno ho solo un vago ricordo di me che dicevo alla mia amica che i piercing erano tanto carini e poi, come per magia, mi sono trovata teletrasportata nello studio del piercer/tornitore. Giurin giurello che non ha fatto male. Io ero lì, sdraiata su quel lettino di dolore, in attesa della grande trafissione e non mi sarei accorta di nulla se non fosse stato per quello “STAC” e l’immagine di un tubicino lungo almeno20 cm perpendicolare alla mia pancia che quasi non mi fa collassare. Torno a casa felice come una fescion, benché ancora traumatizzata dall’evento, e mi toccano le ingiurie dei miei genitori che, dopo il tentativo di diseredazione, mi hanno invitato a trasferirmi in Africa, luogo privilegiato per mostrare buchi e ferraglia annessa.
Per i primi due giorni tutto bene, peccato che come al solito faccia sempre di testa mia. Infatti, nonostante i consigli premonitori del piercer “non usare l’acqua ossigenata ma solo acqua e sale”, io ho pensato di fare l’esatto contrario. E così, tempo un paio di giorni, mi sono ritrovata con una pancia modello gravidanza inoltrata dovuta alla predetta infezione, sconfitta solo dopo un mese grazie ai bagni nel mare di Ostia (i misteri della chimica marina) e alla ribellione del mio corpo alle preghiere di caduta della suddetta panzotta insieme al piercing (per la serie, che muoia questa panza con tutti i filistei, in questo caso in puro metallo antiossidante..evidentemente acquistato a basso costo alla bancarella dei cinesi).
Non paga della tragedia vissuta, decido di farne un altro ma all’orecchio. Sicura di non sentire più dolore, mi porto il beato corazon con me a titolo di supporter. Mi siedo su quello che ormai ritenevo il letto della felicità, il tornitore prepara il tutto, chiudo gli occhi mentre il corazon mi dice “non ti preoccupare, ci sono io con te”. Mi accorgo dell’avvenuta operazione dal solito “STAC” e dalla domanda del tornitore “vuoi un bicchiere d’acqua???”. Io “no, grazie, io sto bene”.
Era per il corazon, semi svenuto alla vista del buco e del sangue.
L’orecchio mi diventa come quello di un koala ma, a differenza di quello all’ombelico, i miei anticorpi si risvegliano dal torpore e grazie al loro inestimabile lavoro mi salvo dall’ennesima infezione.
Giurin giurello che non ne farò mai più in vita mia.
Il piercing sarà pure carino ma ha notevoli e dolorosi difetti. Sarà per la panzotta, ma a volte mi è capitato che si incastrasse nella cinta…ovviamente te ne accorgi quando provi ad alzarti e all’improvviso ti ritrovi a fare un triplo salto mortale su te stesso che manco un tuffo carpiato ti riuscirebbe meglio. Oppure decidi di indossare una mogliettina in filo e di quel filo rimane ben poco visto che la maggior parte è intrappolata sulla ferraglia. O quando decidi di farti una radiografia e per toglierli devi farti aiutare da un fabbro.
Ce ne sono alcuni, tipo quelli sulle labbra, sulla lingua, sul sopracciglio, o…orroreeeeee…sui capezzoli, nonché zone più intime, di ci non comprendo la bellezza ma sicuramente hanno una loro utilità.
Labbra: se ti stanchi e vuoi toglierlo, quel simpatico buco che ti resta sulle labbra si può sempre utilizzare per bere, potendoci inserire direttamente la cannuccia.
Lingua: ti piace un ragazzo e non vorresti mai staccarti da lui? Agganciati col piercing al suo apparecchio dentale e vedrai che solo i vigili del fuoco vi potranno dividere!
Sopracciglio: comodissimo per chi indossa gli occhiali perché invece di toglierli li può appendere direttamente lì.
Capezzoli e zone intime: orroreeeeeeeeeeeeee
Concludo con una perla di saggezza popolare trasmessami dalla mia povera nonna “chi bella vuole comparire un poco deve soffrire”…forse non immaginava che io l’avrei presa in parola!
 
Sempre su suggerimento di Sara, ecco l'unico piercing a cui acconsentirebbero, con infinita gioia, i miei genitori e, volendo, pure il corazon


.......IO, freeriding ho partorito oggi mercoledì, 19 luglio 2006

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:: F R E E R I D I N G ::



Mi è arrivata questa mail che ho deciso di postare perchè, in primis, non ho il tempo materiale di scrivere (Saretta promesso, il prossimo è dedicato a te!), e poi mi sono rotta di tutte ste storie su Materazzi e Zidane quando questi polveroni non sono stati alzati in occasione dell'Europeo in cui Tottino mio Re di Roma venne sputtanato (anche giustamente) di fronte a tutto il mondo.

Sono in ritardo... Come al solito.
Ma chi se ne frega.
Ora ho 4 anni di tempo per tirarmela di fronte al mondo.
E comincio così. In ritardo.
Perchè è vero, i tedeschi hanno ragione, siamo dei PARASSITI.
E hanno ragione anche i cugini francesi, siamo MAFIOSI.
Siamo Italiani, nel bene e nel male.
Però, quanto meno:
non abbiamo nomi da froci come TIERRI', FRANSUA', ANTUAN.
non abbiamo impronunciabili nomi da nazista come LOTAR, GUNDAM, CRASFGRANDAR.
non abbiamo baffi biondi da tamarro.
non portiamo il pane sotto le ascelle mentre camminiamo perchè non è igienico.
non mettiamo i sandali con le calze perchè fanno cagare.
la nostra cucina non sara NUVELL, ma almeno le porzioni sono umane, e non da canarini.
anche noi abbiamo buon vino e buona birra,
ma non scassiamo le palle al mondo sostenendo che siano i migliori.
non abbiamo i coprivolante delle macchine in peluche.
saremo anche PARASSITI,
ma ogni estate non occupiamo la toscana o la riviera romagnola pretendendo di trovare
Wurstel e Crauti in spiaggia o i cartelli stradali bilingue
le nostre donne (nella maggior parte dei casi) non hanno acconciature
tardo-anniottanta o ossigenature paura da pornodive,
e da noi la permanente è oramai fuorilegge, così come gli slip ascellari.
i nostri giocatori sputano, è vero, sfottono, è vero, giocano duro, è vero.
Però non tirano testate, e se lo fanno a nessuno
viene in mente di premiarli come migliori giocatori di un torneo.
Se uno dei nostri giocatori prende 5 giornate di squalifica per una gomitata,
non gridiamo allo scandalo, anche se la televisione che lo ha ripreso non è ufficiale.
Al limite uno tira una bestemmia, ed è finita lì.
Non ce la tiriamo con tutto il mondo per una cazzo di torre di ferraglia rugginosa.
Quando un italiano va in un altro paese, tempo sei mesi e impara la lingua.
Quando un fottuto tedesco viene in Italia, e mangia in italia,
e guida una Ferrari (macchina italiana) per sei anni, impara l'inglese (!).
Platini, LE RUA', era sì francese, ma giocava in italia.
Zidane, L'IMPERATUR, è si francese, ma è esploso in Italia.
Thierry ha giocato in Italia, Vieira pure.
La domanda è:
c'è qualche cazzo di francese che è capace di imparare a giocare a calcio senza venire in Italia?
Quando noi perdiamo ai rigori si chiama SFIGA.
Quando vinciamo si chiama VENDETTA. 
E ha un sapore buonissimo.
Saremo anche un paese diviso,
ma non eravamo noi ad avere un muro,
e non abbiamo magrebini, algerini e tunisini finti-francesi che
ad ogni occasione sfasciano vetrine e incendiano città.
La pizza è nostra.
E' buonissima e ce la invidia tutto il mondo.
L'OMELETTE è solo una cazzo di frittata.
Vuoi mettere un wurstel con una soppressata calabra?!
Potrei andare avanti all'infinito.
Le differenze socio-culturali sono moltissime.
Anzi, direi che come giochino potremmo inventarne sempre di nuove
aggiungendole alla lista.
Ma per adesso va bene così.
E' solo l'inizio.
Abbiamo altri 4 anni per fare quello in cui noi italiani siamo davvero e senza ombra di dubbio
gli indiscussiCampioni del Mondo:
PRENDERE PER IL CULO!!!!
FORZA AZZURRI!!!!!!!!!


.......IO, freeriding ho partorito oggi venerdì, 14 luglio 2006

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:: F R E E R I D I N G ::



AGGIORNAMENTO NECESSARIO: PER LA SERIE...C'E' CHI SI FA SEMPRE RICONOSCERE...

16:54 Picture (Metafile)Ambasciatore francese: "Dichiarazioni di Calderoli inaccettabili"
L'ambasciatore di Francia in Italia, Yves Aubin De La Messuziere, ha detto che "le dichiarazioni di Calderoli a proposito della multietnicità della squadra francese sono inaccettabili". L'esponente leghista e vicepresidente del Senato ha detto ieri subito dopo la partita che l'Italia "ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici e comunisti". L'ambasciatore francese si è detto sicuro che "ad essere rimasti scioccati sono stati soprattutto gli italiani per le esternazioni di Calderoli".


 



.......IO, freeriding ho partorito oggi lunedì, 10 luglio 2006

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:: F R E E R I D I N G ::



Il salsero vanta un’ampia scelta sul tipo di pista da calcare. Può limitarsi a quella della scuola, palestra di apprendimento e di vita, quella della balera, dove dimostra ai presenti le sue doti nel ballo e nell’arte del corteggiamento, quella della gara, apoteosi del successo.
La scuola, ovviamente, è il luogo dove il salsero apprende i primi passi e perfeziona le tecniche. E’ un luogo di socializzazione e, diciamolo pure, nella maggior parte dei casi è proprio questa la ragione per cui il trentenne decide di lanciarsi in questo magico e luccicante mondo ballerino. Il neo salsero vuole fare nuove amicizie, dietro le quali si nasconde la bramosia di rimediare o un po’ di sana ginnastica sessuale e/o il/la compagno/a per la vita, per lo meno quella danzante. La coppia invece si rifugia nella salsa quando vuole dare una sferzata d’energia al rapporto. Lui finalmente lascerà le vesti da tronchetto della felicità per assumere quelle sensuali del chico neolatino, lei potrà aspirare legittimamente a muovere il bacino meglio di Shakira e finalmente avere una valida scusa per costringerlo ad estenuanti serate in compagnia delle amiche single dalle potrà imparare la personalità della donna in amore e le loro tecniche di abbordaggio uomini.
Durante il corso di salsa la comunanza nell’impegno che la salsa richiede fortifica i rapporti tra i compagni che, fomentati dal maestro, iniziano a maturare l’idea di andare in una balera. E’ la prova del fuoco ma l’unione fa la forza. E non importa se il passo base sembra ancora la marcia dell’oca tedesca, tra compagni ci si sostiene e poi c’è sempre il maestro e la sua aiutante che, nei casi più disperati, invitano a ballare.
Ci siamo arrivati, il salsero prima o poi si scontra col suo peggior incubo: l’invito. La salsa è un ballo di coppia, per cui, il salsero single, a meno che non ami particolarmente provare in solitaria l’un-due-tre, deve invitare qualcuno/a a ballare. Tutto ciò è drammatico. Il primo tentativo è coi compagni di scuola, i nuovi veri amici,quelli che ti tendono una mano nel momento del bisogno. Manco per niente. E qui il salsero impara la prima regola: la salsa è un sistema gerarchico e piramidale, alla cui base ci sei tu, neofita della materia insieme agli altri tuoi pari, e alla cui estremità troneggia il maestro, colui che tutto può e tutto sa. Ci sono diversi tipi di salsero, e dall’appartenenza all’una o all’altra tipologia dipendono importanti conseguenze, tra cui la vaga possibilità di poter ballare durante la serata. C’è il salsero principiante e manifestamente poco incline al ballo, quello piacente e moderatamente aggraziato, quello bravo, e quello superbravissimo. Per il primo tipo di salsero non c’è speranza. Nemmeno i compagni di corso vorranno ballare con lui e in dubbio è anche la partecipazione del gran maestro. Questo tipo di salsero passa quindi la serata a bere o ad agganciare inconsapevoli altri salseri ai bordi delle piste. Il salsero carino è quello a cui si perdonano le improvvise gomitate, pestaggio di piedi e tacchettate. Ma l’impegno nel ballo è evidente per cui diventa uno dei soggetti più ambiti della balera. Il salsero bravo è quello per cui non conta la bellezza e proprio in virtù di questa bravura è il più gettonato dai più arditi e appassionati neo salseri. Il super bravissimo è l’icona della balera, venerato quasi al pari del maestro, e per questa ragione nessuno osa invitarlo a ballare. Come il primo, passa le serate a bere nella speranza che qualcuno smetti di indicarlo e lo inviti. Ma come si invita a ballare? Anche queste tecniche si apprendono lentamente ma con l’impegno, anche la serata del salsero può avere un lieto corso. Condizione necessaria ma non sufficiente, che ricordo essere il rispetto delle gerarchie, affinché si possa essere invitati è sostare con determinazione ai lati della pista cercando di schivare al meglio coppie roteanti che arrivano da tutte le parti. In caso di insuccesso ci si può sempre dirigere al bar e praticare le tecniche di rimorchiaggio con uno dei salseri sudati e assetati, appena di ritorno (fortunati loro) da un estenuante merengue. Il maestro e la sua aiutante, se non sono presi a stupire con effetti speciali il resto della popolazione salsera, possono essere una soluzione, seppur poco dignitosa, alla carestia di compagni di ballo. Il maestro però, che vive in una sua dimensione e sente vibrare nelle orecchie non la musica lenta che stai ascoltando tu ma un ritmo ballabile solo se in preda alle convulsioni e con qualcuno che, tenendo una croce in mano idca “esci da questo corpo”, dimentica che sta ballando con un suo allievo, quello che nonostante un anno di sforzi ancora sbaglia i tempi e scambia le figure. E così, il salsero si trova a ballare con l’uragano Katrina uscendone distrutto e con un insistente giramento di testa e senso di nausea. Al meglio, verrà inglobato in una dette dantesche ruedas organizzate ad arte dal maestro che, in un sol colpo, li fa ballare tutti.
La gara invece è riservata solo a quelli che dimostrano di essere veramente portati per il ballo e che sono disposti a provare tutti i giorni, osservando una rigida disciplina che manco un olimpionico. La gara di ballo è uno spettacolo a cui invito tutti voi. Ce n’è per tutti i gusti. Dalla coppia anziana che nel valzer ha trovato una nuova ragione di vita, a quella giovane e piena di speranze, ai bambini.
I bambini sono proprio carini da vedere, stretti in quei vestitini pieni di luci e piume, si muovono meglio dei grandi tanto da indurti a pensare che siano adulti semplicemente troppo bassi. Eppure mi sono domandata come possa nascere questa passione in tenera età, quali siano le ragioni che spingono un bambino di sette anni a dire a sua madre “mamma, voglio ballare la mazurca”. Non sono riuscita a rispondermi ma non so perché spero che mio figlio non mi rivolga mai un desiderio simile.
Ma torniamo al nostro salsero, bellissimo nella sua divisa da uomo/donna dei Caraibi, emozionato ma allo stesso tempo agguerrito per quella coppa che assolutamente deve vincere. Ne vale per il suo onore, quello della scuola e quello del maestro. Se qualcuno di voi conosce ha un amico salsero, vi raccomando vivamente di rifiutare un invito a qualunque manifestazione che implichi una gara, soprattutto se di ballo. Solitamente le gare, se proprio si è fortunati, durano circa 10 ore, se non un intero week end e voi sarete costretti a vedere tutte le eliminatorie, di tutte le specialità, di tutti i concorrenti perché il vostro amico salsero sarà l’ultimo. Il salsero gareggiante prova infine volte prima della sua esibizione tanto che quando arriva il momento clou è già distrutto nell’animo, nel corpo e nel vestito, grondante di sudore e senza piume e paillette, perdute durante le innumerevoli prove. Ma se anche non vincerà la coppa, l’aver partecipato ad una gara gli vale la medaglia di legno che lo farà entrare di diritto nell’olimpo dei salseri che lo renderà l’uomo più felice della scuola.


.......IO, freeriding ho partorito oggi domenica, 09 luglio 2006

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::::: IL TEMPO CHE PASSA :::::

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