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me stessa il corazon i miei cani e quelli che verranno la primavera il profumo dei fiori Cuba e la mia famiglia che ogni anno mi aspetta... la ROMA!!!! |
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l'arroganza la violenza il caldo afoso le spiaggie affollate gli USA lo sfruttamento del lavoro il dumping sociale |
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"Late night in Zion", Matisyahu
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::::: LA MIA SURREALE VITA ::::: |
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:: F R E E R I D I N G ::
Nos acostumbramos... A vivir en nuestra casa y a no tener otra vista que no sean las ventanas de alrededor. Y como estamos acostumbrados a no tener vista, luego nos acostumbramos a no mirar para afuera. Y como no miramos para afuera luego nos acostumbramos a no abrir del todo las cortinas. Y porque no abrimos completamente las cortinas luego nos acostumbramos a encender más temprano la luz. Y a medida que nos acostumbramos, olvidamos el sol, olvidamos el aire, olvidamos la amplitud.
Nos acostumbramos...
A despertar sobresaltados porque se nos hizo tarde. A tomar café corriendo porque estamos atrasados. A comer un sandwich porque no da tiempo para comer a gusto. A salir del trabajo porque ya es la tarde. A cenar rápido y dormir con el estómago pesado sin haber vivido el día.
Nos acostumbramos... A esperar el día entero y oír en el teléfono: "hoy no puedo ir". A sonreír para las personas sin recibir una sonrisa de vuelta. A ser ignorados cuando precisábamos tanto ser vistos. Si el trabajo está duro, nos consolamos pensando en el fin de semana. Y peor aún, hacemos pesado nuestro trabajo, y a los demás, viviendo en las críticas destructivas y en la siembra de la discordia hablando negatividad y todavía sin argumento alguno. Y si el fin de semana no hay mucho que hacer vamos a dormir temprano y nos acostumbramos a quedar satisfechos porque siempre tenemos sueño atrasado. Nos acostumbramos a ahorrar vida que, de poco a poquito, igual se gasta y que una vez gastada, por estar acostumbrados, nos perdimos de vivir. Alguien dijo: "La muerte está tan segura de su victoria que nos da toda una vida de ventaja" No nos acostumbremos y vivamos con intensidad.
<<< Mi mayor falta de dignidad es todo el amor que dejé tras de mí >>>
:: F R E E R I D I N G ::
Leggevo ieri un articolo su Vanity Fair dedicato alla pericolosità dei blog pro ana e mia. Probabilmente è vero. Anche io leggo qualche blog di ragazze con DCA, nulla a che vedere con quelli citati dal giornale, ma, nonostante siano diari di disperazione e di lotta, non posso non ammettere che a volte qualche disagio l’hanno creato anche a me. Ho così deciso di scrivere questo post autobiografico, nella speranza che se mai arrivi qualcuna incerta, possa capire che i disturbi dell’alimentazione non sono altro che una zona di frontiera verso la morte, se non fisica, psichica. Magra non lo sono mai stata. Dalle foto si vede una bambina sorridente e grassottella. Sorridente, perché è normale che sia così quando si è bambini, grassottella perché io credo di aver sempre sofferto di DCA. La causa??? Chissà, forse la solitudine dovuta a due genitori troppo impegnati nel lavoro (non gliene faccio una colpa, non più almeno). Non essendo proprio un fuscello, i bambini hanno cominciato a prendermi in giro. Quanta cattiveria nelle bocche inconsapevoli dei bambini! Io ne soffrivo, cominciavo a vergognarmi di me stessa ma, essendo bambina, non mi preoccupavo di seguire una dieta (mia madre si...eccome se si preoccupava, mi nascondeva i dolci e le caramelle che io trovavo regolarmente e mangiavo dicendo, poi, che le davo al cane). A 17 anni la folgorazione! Vedo un film sui DCA e si accende la lampadina! Nonostante lo scopo del film fosse quello di demonizzare certi comportamenti malati a me non ha fatto altro che suggerire un sistema a me sconosciuto...l’abbuffata e il vomito. Quale soluzione migliore!!!Potevo mangiare quel che volevo, fino a scoppiare, perché tanto avrei eliminato senza ingrassare di un grammo! E’ cominciata così, con l’illusione che tutto sarebbe stato diverso, che la mia vita sarebbe finalmente cambiata. Niente grasso, niente derisioni, magrezza, quindi, felicità. I primi anni sono stata un treno...non c’era pasto che non eliminassi e, di conseguenza, dimagrivo. Magrissima non lo sono mai stata. Magra si, quella magrezza normale, taglia 42. Peccato, che ormai i miei occhi, vedevano solo una figura grassa e quindi, quel breve periodo di magrezza, nemmeno me lo sono goduto. Poi le mie tecniche si sono modificate, forse per un innato istinto di sopravvivenza, forse perché io tutte queste privazioni non sono mai riuscita a tollerarle. Le mie abbuffate erano frequenti, ma non sistematiche. Eliminato un pasto, l’altro me lo concedevo. Se li eliminavo entrambi, qualche dolcezza me la concedevo. Il dimagrimento si è arrestato, il grasso è ricomparso e io sono diventata ciò che tuttora sono: “cicciotella”. Se da un lato ciò continuava ad alimentare il senso di inferiorità, dall’altro mi ha permesso di nascondere a tutti (genitori, amici, fidanzati, me) il problema. Fortunatamente la mia vita sociale non ha mai risentito del mio strano comportamento. Amiche e amici in quantità, fidanzati (con mia grande sorpresa perché secondo me nessuno si meritava una grassona come me), università costellata di successi (con grande gioia dei miei che mi vedevano sana, allegra e diligentemente studiosa). Eppure io mi sentivo male. Un male che affondava le sue radici nel fisico e nel cibo e che mi faceva sentire perennemente sbagliata, insicura, demotivata a fare qualunque cosa che contemplasse me e non gli altri. Ovviamente col tempo cominciano a comparire i primi disturbi fisici...denti cariati, esofagite, fragilità capillare e, finalmente, si affaccia un senso di disgusto verso il sintomo (e quindi me). Cerco di ridurre le abbuffate ma inutilmente. E come un orologio, di fronte ad una discussione, un dolore o un insuccesso, io trovavo serenità solo abbuffandomi e, soprattutto, vomitando. Come se l’uscita di tutto quel cibo fosse accompagnata dal dolore che nel frattempo avevo represso. Ed eccolo qui, il sintomo, in tutta la sua malvagità. Credi di potertene liberare, che tanto era solo un modo per dimagrire, un silenzioso alleato. Ma quando non lo cerchi, è lui che cerca te. Mi ero resa conto di essere diventata schiava di me stessa, di quel sintomo che avevo creato. Poi, una mattina (sono passati 12 anni) mi sveglio e mi dico che è ora di dire basta. Ci provo da sola...cominciano le lotte psicologiche col frigorifero, quel vado/non vado che terminava sempre con la testa nel water. Da sola non si può, è impossibile. Soprattutto quando ti rendi conto che a volte ne senti un bisogno smisurato, fisiologico, e lì non c’è volontà che tenga. Allora mi decido, l’unica strada è la terapia. E inizia il fantastico viaggio verso me stessa. Non è facile. Cado, mi rialzo, ricado. Non fa niente, non mi faccio male. Mi sembro una bambina che sta imparando a camminare. E mi rendo conto che devo scardinare quell’immagine di me distorta (che ancora è impressa nei miei occhi e che vedo tutte le volte che mi metto davanti uno specchio), che il mio pensiero è fermo ai miei 17 anni, mentre anagraficamente sono arrivata a 30, che il sintomo non è che la punta di un iceberg perché il malessere vero non è il fisico ma altro, un altro sconosciuto su cui sto duramente lavorando. Sono serena? Non ancora. Quando le cose non girano ancora come dico io (ancora piantata sul tutto o niente, bianco o nero) riprendo a colpevolizzarmi e, di conseguenza, a vedermi orribile. Il fisico, il mio capro espiatorio. Fisicamente sto più o meno bene. Mi resta in ricordo di ciò che ero una gastrite (forse anche una leggera esofagite), la difficoltà estrema (momentanea) nel trattenere quantità di cibo che superano un certo limite, la sensazione di sazietà che arriva solo quando sento lo stomaco dilatato..con i problemi di cui sopra, denti cariati, capelli fragili. Il sintomo a volte torna, lo lascio arrivare, non lo combatto più perché, come dice la psico, ormai ne sento un bisogno fisiologico. Poi tutto tornerà alla normalità. Io voglio crederci. Di miglioramenti ne ho fatti tanti. Ancora non me ne rendo perfettamente conto, ho ancora bisogno di qualcuno che me lo dica. Penso agli anni che verranno con fiducia, al passato con tenerezza mista a gratitudine, perché se sarò una persona diversa e migliore sarà grazie proprio al mio problema. E vivo il presente, così come viene, senza disperarmi perché non è come lo vorrei. Il paese delle meraviglie non esiste, ma nessuno ci vieta di vivere il nostro come se lo fosse.
:: F R E E R I D I N G ::
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(gentilmente rubata a Fuganellaluce)
:: F R E E R I D I N G ::
Mille e non più mille Io: Pronto signorina,mi è arrivato un messaggio in cui si dice che io avrei aderito ad un'iniziativa della vostra compagnia ed è falso. Signorina: Impossibile, se le è arrivata la conferma lo deve aver fatto! Io: Ma veramente no, lo giuro! Signorina: Va bene, come dice lei, ora controllo...e si!Lei ha attivato il servizio e qualcuno la ha omaggiata (ndr. CAZZAROLA!!!!) di 30 msg e 30 min di telefonate gratuite....i servizi non li volete ma i soldi si! Io:
:: F R E E R I D I N G ::
Eccoci di nuovo qui, alla vita di sempre, dopo 15 giorni immersa nel sottosviluppo e nell'amore verso la mia terra di adozione. Oggi primo giorno di lavoro con il cuore pieno di tristezza per aver lasciato i miei più cari affetti e con la consapevolezza che probabilmente per rivederli dovrò tornare io. Prima di partire dicevo che sarebbe stata l'ultima volta...ma come posso?Dimenticarli è impossibile. Sarà ipocrita ma io vorrei vivere lì, dove la lotta è si quotidiana, ma almeno non ti toglie il sorriso e la speranza. E' vero che c'è anche tanta disperazione, quella che a volte li spinge in mare a farsi mangiare dagli squali ma qui è poi tanto diverso???Io gli squali li vedo in televisione...non mi mangiano materialmente ma lo fanno alle mie/nostre finanze..e qui non c'è libreta che ti permetta almeno di sopravvivere. La libertà, questo è l'unico vero fattore che ci distingue da loro. Non è poco. Ma quanti hanno la libertà economica di viaggiare? Abbiamo la libertà di espressione e di stampa....già, ma i mezzi di informazione non sono forse in mano alla stessa persona???E dei giornali di opposizione nemmeno a parlarne..mi sembra di leggere il Granma. E intanto il cuore continua a lacrimare. Hasta la victoria! Siempre!
:: F R E E R I D I N G ::
Habáname Mirando un album de fotos Carlos Varela, "Habáname"
:: F R E E R I D I N G ::
CHIUSO PER FERIE |
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